
TITOLO: TRE INSEPARABILI AMICI
AUTORE: BARBARA ZILETTI
Quella che vi racconto è la storia vera di alcune persone che hanno contribuito al nostro benessere e soprattutto alla nostra LIBERTA’, mi è stata raccontata da mio nonno.
CENNI STORICI
L’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914 ad opera dello studente serbo Gavilo Princip costò la vita all’arciduca ed erede al trono asburgico, Francesco Ferdinando e a sua moglie Sofia, fu la minaccia che fece esplodere la prima guerra mondiale. Austria e Germania il 28 luglio del 1914 dichiararono guerra alla Serbia scatenando l’inferno in Europa. La Francia a sua volta dichiarò guerra all’Austria e Germania e fu appoggiata dalla Russia e Inghilterra, in seguito all’occupazione tedesca del Belgio.
L’Italia rimase neutrale per circa un anno, fino all’aprile del 1915 a fianco delle forze dell’Intesa, in cambio del riconoscimento del Trentino Alto Adige, Trieste, Istria e Dalmazia. Il conflitto assunse carattere mondiale con l’entrata in guerra del Giappone a fianco dell’Austria e Germania e l’America a fianco dell’Intesa.
Nei primi anni l’Intesa fu molto in difficoltà. Tra il 1917 e il 1918 gli inglesi, italiani, americani e i loro alleati sbaragliarono la resistenza austriaca e tedesca costringendoli alla capitolazione.
Nella prima guerra mondiale persero la vita oltre 37 MILIONI DI PERSONE.
RACCONTO:
Era l’anno 1915 e venivano chiamati alle armi tutti i giovani italiani, a volte fin troppo giovani…
Erano partiti da Visano, BS, tre inseparabili amici ed erano stati inviati per destinazioni diverse.
Uno era mio nonno Secondo, l’altro Mario, benestante visanese e un altro contadino, Giovanni.
Dopo i loro fugaci saluti erano partiti per quella stupida guerra che non sembrava appartenesse a nessuno ma che a tutti interessava.
Prima destinazione: TRINCEA in montagna.
I fischi delle bombe erano assordanti e loro rimanevano accucciati per un tempo che sembrava indefinito, in queste fosse ammuffite, umide e bagnate coperti da un mantello nero di lana con in mano la baionetta.
L’unico vizio di fumare, unica cosa bella in quel momento, attirava il nemico a loro, quindi era severamente vietato.
Continuamente arrivavano ragazzi nuovi, giovanotti inesperti che non avevano sentito mai parlare di guerra.
La cosa orribile era che prima di sferrarli all’attacco ( o meglio mandarli in pasto al nemico) venivano drogati con l’alcool che veniva loro offerto in grande quantità. Ubriachi partivano come dei robot impazziti e crollavano sotto il fuoco nemico, inermi.
La fortuna di Secondo era di essere astemio e per questo fu uno dei pochi a salvarsi.
Fu messo a far parte di un gruppo di soldati in spostamento, ma ogni volta che raggiungevano la loro meta erano attaccati dal nemico.
C’era sicuramente una spia tra loro e per questo motivo nessuno si fidava più dell’altro.
Un giorno, durante la messa celebrata all’aperto, unica speranza rimasta era la preghiera, riconobbe la voce del cantore: era Mario, il suo compaesano nonché amico.
Si incontrarono, con loro c’era anche Giovanni.
Giovanni era molto pallido, magro, era terrorizzato, lui non voleva morire in quella stupida guerra ed aveva molta paura.
Secondo non serbava più alcun sentimento, era diventato arido e nemmeno la paura lo sfiorava, era l’unico modo per sopravvivere.
Raggruppati i tre amici divennero inseparabili.
Fu durante l’attraversamento di un campo minato che Giovanni morì, il suo corpo esplose su una mina e con lui la sua paura di morire.
Gli altri due piansero senza lacrime, avevano visto troppi orrori.
Il prete ad ogni accampamento si fermava ad apparecchiare il banchetto per la messa e fu proprio in una di queste occasioni che venne scoperto.
Sotto il banchetto vi era la radio con cui comunicava al nemico la loro posizione: fu fucilato immediatamente.
Dopo molto tempo si ritrovarono di fronte al mare. Alle loro spalle vi era il nemico e per fuggire non rimaneva altra via che attraversarlo a nuoto.
Erano molti, stanchi e terrorizzati, ma Secondo e Mario resistettero.
Arrivarono gli squali che uccisero tanti loro compagni. Loro continuarono a nuotare senza mai voltarsi, sentendo le grida dei loro amici.
Furono gli unici due a sopravvivere, ancora non si sa come.
Arrivati a riva furono accolti dagli americani che annunciarono che la guerra era finita.
Tornarono a casa e rimasero sempre amici.
La guerra li aveva segnati, soprattutto Secondo, rimase sempre un uomo arido di sentimenti, ma la colpa non era sua…
Grazie a quegli oltre 37 milioni di persone che sono morte per la nostra libertà, inutile sacrificio di molte anime, grazie di cuore.
FINE
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